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San Vito Lo Capo

santuario di San Vito Lo CapoIl paese di San Vito lo Capo è nato attorno all'attuale Santuario, frutto di numerosi interventi edilizi susseguitisi nei secoli. La prima "fabbrica", realizzata intorno all'anno 300, è stata una piccola cappella dedicata a San Vito Martire, patrono del paese: Narra la leggenda che il giovane Vito, patrizio mazarese figlio di un alto funzionario di Roma, sia dovuto fuggire dalla sua città natale assieme alla nutrice Crescenzia e all'istitutore Modesto, che lo avevano convertito al cristianesimo, per sottrarsi alle persecuzioni ordinate da Diocleziano; dopo due giorni di navigazione verso nord, una tempesta costrinse la nave di Vito ad approdare in un golfo ridossato dal vento, riparato da un capo roccioso ben conosciuto dai naviganti del tempo (Egitarso o Egitallo il suo nome) e qui i tre avrebbero cercato di convertire gli abitanti del villaggio Conturrana, che sorgeva a circa tre chilometri dal mare, sotto un'alta rocca.

Vito, Modesto e Crescenzia non riuscirono a convertire alla loro fede gli abitanti del villaggio, e anzi da questi furono scacciati e minacciati; una enorme frana, che seppellì il villaggio ed i suoi abitanti, fu il castigo di Dio per gli infedeli. A poche centinaia di metri dalla frana (oggi contrada Valanga) che nasconde il mistero di Conturrana, sorge la cappella dedicata a Santa Crescenzia, costruita dagli ericini nel XVI secolo: la tradizione vuole che qui si trovassero Vito e la sua nutrice quando l'ira divina distrusse il villaggio.
Il passaggio di Vito e Crescenzia, che dopo aver abbandonato il Capo Egitarso subirono le più crudeli persecuzioni, provocò comunque grande emozione tra le genti della zona, e intorno al 300 (Vito morì nel 299, nemmeno ventenne) venne costruita la prima cappella a lui dedicata. Nei secoli la cappella subì diversi interventi, venne ingrandita e abbellita, anche perché erano sempre più numerosi i pellegrini che venivano qui per venerare San Vito Martire. Tutto intorno ad essa ancora non esisteva nulla, e i pellegrini erano costretti a dormire nelle tende o all'addiaccio. La fabbrica primitiva, che poi avrebbe lasciato il posto all'attuale santuario, nacque attorno alla chiesa come fortezza - alloggio per dare ospitalità ai pellegrini, e per difenderli dai banditi e dai corsari barbareschi. Tale realizzazione risale alla fine del 1.400, e si deve anche questa alla fede (e alle finanze) degli ericini. La torre quadrata della chiesa - santuario - fortezza venne realizzata circa 150 anni dopo, intorno al 1600.
La fortezza disponeva di eleganti alloggi per i nobili e modeste stanze per la povera gente, di stalle, financo di un pozzo detto "di Santo Vito"; la fama della chiesa e dei miracoli accreditati al Martire San Vito e alla Santa Crescenzia (cui ci si rivolgeva per esorcizzare le paure), le punizioni "divine" (tempeste, naufragi) che colpirono diversi corsari che avevano avuto l'ardire di saccheggiare la chiesa e rapinare i fedeli, richiamavano sempre più gente attorno al santuario, e così all'inizio del 1700 furono costruite le prime case a ridosso dell'edificio. E' probabile che dapprima si trattasse solo di capanne per i fedeli in transito, poi qualche famiglia decise di fermarsi, magari per offrire - dietro compenso - vitto e alloggio ai pellegrini; alla fine del '700 attorno alla chiesa esisteva già un piccolo nucleo di abitazioni. Nasceva il paese.
Doveva passare ancora quasi un secolo perché San Vito e le sue contrade divenissero nuclei abitati nel vero senso della parola: negli anni 1789 - 1791, infatti, si procedette alla censuazione dei beni patrimoniali delle università del Regno, e le terre così censite vennero affidate in enfiteusi, con l'obbligo per i beneficiari di stabilirsi nelle vicinanze. Le tre contrade in cui i Giurati ericini avevano diviso il territorio - San Vito, Macari, Castelluzzo - divennero altrettanti borghi abitati.

Panora di San Vito Lo CapoChi viene a San Vito, lo fa soprattutto per il suo mare e la sua spiaggia, quasi tre chilometri di sabbia dorata, bella da fare invidia ai più rinomati paradisi dei mari del sud.
Arrivando in paese dall'unica strada di accesso, si vede il mare ancora prima di incrociare le prime case. Un altro chilometro, e si arriva dritti filati al cospetto di un mare cristallino al quale si accede attraversando un tappeto di sabbia pulita.
Consigliare un particolare tratto di spiaggia ai bagnanti è impossibile, l'uno vale l'altro, e tutti sono incantevoli. Il fondale marino degrada dolcemente verso il largo, e le correnti non lambiscono minimamente questa zona, che dunque è particolarmente indicata anche per chi non è nuotatore provetto, e per i più piccoli.
Chi invece preferisce gli scogli alla sabbia, ha solo l'imbarazzo della scelta: a levante come a ponente le possibilità di fare meravigliosi bagni e di godere nel contempo di un paesaggio splendido sono innumerevoli.
Il lungomare consente di passeggiare a pochi metri dalla battigia della spiaggia, e così anche la strada che porta all'altissimo faro - 40 metri, un raggio di oltre venti miglia - dopo aver superato i due moli del porto.
Una strada panoramica attraversa l'altopiano, offrendo alla vista lo splendido paese e il suo golfo.

Il paese offre spunti architettonici di particolare rilievo.

Il cuore del paese è la via Venza, una stradina minuscola che si apre a pochi passi dalla piazza Santuario, a ridosso della via Savoia, la strada principale che porta dritta a mare: murales, piante rampicanti, antichi abbeveratoi in pietra trasformati in fioriere, panchine in ferro battuto, il tutto condensato in pochi metri di strada dove le auto non hanno diritto d'entrare, e dove in estate si tengono concerti di musica classica e convegni culturali. Dalla via Venza si accede al Museo del Mare, che conserva importanti reperti recuperati sui fondali sanvitesi, e che merita senz'altro una visita.
La via principale e la piazza Santuario nel periodo turistico (maggio/ottobre) sono interdette al traffico e divengono il centro del passeggio; passeggiate riposanti e divertenti si possono fare nelle strade parallele a quella principale, poco trafficate, che presentano caratteristiche e tipologia molto diverse.
Le strade a levante della via Savoia sono un susseguirsi di ampi marciapiedi che ospitano tantissime aiuole fiorite: ci sono rose rosse e gialle, odorosa ruta e alberelli di medio fusto, in un fantasmagorico caleidoscopio di colori. I fiori e gli alberi sono talmente rigogliosi, che sembra che ciascun abitante della zona ne abbia personale cura.
La spiaggiaA ponente della via principale ci sono invece le strade dove un tempo vivevano gli agricoltori: l'architettura è contrassegnata da portoni molto ampi per lasciare passare i carretti, e da abitazioni semplici ma dignitose, simbolo di un certo benessere economico della classe sociale che qui abitava. Alcuni vecchi bagli sono stati sapientemente restaurati per farne appartamenti.
Un immobile che merita attenzione è il Palazzo La Porta, nuova sede del Municipio, costruito nel XIX secolo: alcune stanze conservano ancora gli antichi pavimenti in maiolica, e l'atrio è basolato con pietra locale secondo l'architettura del 1800; un meraviglioso giardino alle spalle del palazzo ospita mostre e iniziative culturali.
Per chi ama le passeggiate a cavallo o il trekking c'è solo l'imbarazzo della scelta: una serie di maneggi e accompagnatori esperti assicurano rilassanti cavalcate per la campagna invasa dal sole e dalle margherite, mentre le pendici dei rilievi e i sentieri che portano fin sopra Monte Monaco (a destra nella foto) sono ottime occasioni per escursioni a piedi accessibili anche a chi non ha fisico e polmoni di atleta. L'ascensione del Monte Monaco (532 metri) è una esperienza interessantissima per la possibilità di incontrare tanti esemplari di flora endemica, e infine di godere di un paesaggio bellissimo, con lo sguardo che può spaziare sui golfi di Cofano, San Vito e Castellammare, fino a scorgere - nelle giornate più limpide - l'isola di Ustica.

di Ninni Ravazza

Tratto da www.sanvitoweb.com Il portale turistico di san Vito Lo Capo