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Itinerario: Mazara, Marsala, Castelvetrano

Porto canale di MazaraIl mare, ovunque. Allaga piazze, slarghi, si infila nelle venule del centro storico, inonda di luce i contorni di chiese e palazzi. Un riverbero che si stampa sui muri antichi di Mazara del Vallo, come un'impronta. Una vernice invisibile di cobalto che rilancia colori e prospettive, destando profondità inedite. Ed è facile perdersi in questi cromatismi sfiorando il porto canale, prima di addentrarsi nella città vecchia a ridosso del mare. Come una strada affollata, questo serpente ricoperto dalla pelle di più di trecento imbarcazioni è il vero fulcro del paese, il nodo su cui si è sviluppata la più grande marineria d'Italia. E' il profilo arabo della chiesa di San Nicolò Regale, proprio di fronte alla foce del fiume Mazaro, a rammentare immediatamente le origini della città: 827 dopo Cristo, il primo sbarco musulmano in Sicilia. Piccola, a pianta quadrata, è un gioiello dell'arte normanno islamica. Ma è anche la porta d'ingresso verso approdi di pietra di diverse culture. Il risultato, dentro le mura, è unico: impianti medievali, modello urbanistico arabo, prospetti barocchi. E a legare storie e stili diversi, portali magnifici ridondanti di mascheroni, santi e putti. Il più bello, alle spalle del lungomare Giuseppe Mazzini, è quello del Collegio dei Gesuiti: due telamoni che reggono in alto la mensola di un balcone di gusto chiaramontano. Ma è in piazza della Repubblica che Mazara svela la sua eleganza. Una splendida scenografia ( basta non guardare alle spalle il disarmonico e moderno prospetto del palazzo del Comune) sui cui campeggia il settecentesco Palazzo del Seminario, progetto di Giovanni Biagio Amico, una teoria di archi su due ordini sovrapposti di grande effetto. Al piano terreno, il museo diocesano, il tesoro dei vescovi. La cattedrale è il vero fondale della piazza.

Dedicata a San Salvatore, edificata fra il 1086 e il 1093, custodisce un affresco bizantino del XII secolo raffigurante il Cristo Pantacreatore, il gruppo marmoreo della Trasfigurazione di Antonello e Antonio Gagini ( 1535), una splendida Madonna del Soccorso di Domenico Gagini. Le vene del centro storico scoprono all'improvviso la Chiesa di San Michele con l'omonimo convento delle suore benedettine, antico laboratorio di pasticcini alle mandorle che solo qui è possibile acquistare. Fondata nel XII secolo, ma riedificata nel XVII secolo, la cupola della chiesa è rivestita di piastrelle policrome di maiolica. All'interno, decorazioni rococò e venti statue di scuola serpottiana di Bartolomeo Sanseverino.Da qui per via Goti, si raggiunge il quartiere arabo, un dedalo di viuzze e cortili su cui si affacciano case bianche scolpite su una pianta di mille anni fa.

Nell'ex chiesa di S. Egidio è custodito il satiro danzante, un capolavoro di arte greca, recuperato nel 1998 dal peschereccio "Capitan Ciccio" di Francesco Adragna nelle acque fra Capo Bon e Pantelleria, a 480 metri di profondità. La statua , databile attorno al IV secolo a.C. è attribuita da alcuni esperti a Prassitele. Alla statua composta da più parti saldate col metodo della cera persa, l'artista ha conferito mediante incisione a bulino la fluidità delle ciocche che rappresenta una delle attrattive maggiori dell'opera. Recuperato privo di braccia, con buona probabilità il satiro doveva trovarsi inserito in un complesso scultoreo costituito da altri satiri accumunati da una delle danze tipiche riferite al ciclo dionisiaco. La sua posizione fa pensare ad un movimento plastico colto nell'atto di spiccare un salto su una gamba. La nave che lo trasportava forse stava veleggiando verso Cartagine attorno al II avanti Cristo.

Girando per il cuore antico di Marsala, una ventina di chilometri indietro, il profumo del mare giunge in Piazza della Loggia: Duomo del 1628 e annesso Museo degli Arazzi fiammighi, Palazzo Senatorio del 1676 con porticato e loggia suoperiore. Ma anche nei rivoli di pietra che come tanti affluenti sfociano nel corso XI Maggio, palazzi nobiliari e negozi eleganti. A metà strada , il Complesso San Pietro, ex monastero benedettino del XVI secolo, e oggi centro polivalente. Più avanti, l'ex convento del Carmine, ospita l'ente mostra di pittura contemporanea. Slarghi improvvisi, scene che si dipanano fra intricate trame di pietra dominate da case piccole superate da conventi , monasteri, e chiese imponenti.

Una sovrapposizione di stili che a Castelvetrano, svela la sua precisa identità. Quattro piazze (Garibaldi, Umberto, Cavour e Principe di Piemonte) che si intersecano, una scena permanente di avvicinamenti, lontananze, quinte murarie, profondità che si perdono in budelli che aprono altre slarghi. Una tessitura fitta realizzata attorno ad un nucleo di edifici di diversa generazione, eppure perfettamente compatibili. Il Palazzo dei Principi, antico castello feudale del XII secolo; la Chiesa Madre del 1578, di aspetto medievale, ricca di opere d'arte ( Tommaso Ferraro, Domenico Gagini, Vincenzo Messina); il Teatro Selinus dei primi del novecento, in stile dorico; la chiesa del Purgatorio, barocca e sfarzosa. Un riassunto spettacolare di memorie. Luoghi pensati per suscitare emozioni.

di Giacomo Pilati