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..a San Vito Lo Capo, Cous Cous

Cous Cous fest Puoi avanzare tutti i pretesti di questo mondo, ripeterti che per te è un cibo nuovo, che potrebbe risultarti eccessivamente piccante, che non è per niente indicato per lo stato di perenne cura dimagrante che ossessiona la tua vita, puoi far finta di ignorarlo nelle carte dei ristoranti... Al momento di decidere, provi persino piacere nel pronunziare il suo nome.
A San Vito Lo Capo, cous cous.
Cous cous di pesce.
Qui è consacrato piatto tipico e ogni anno, a settembre, ha il suo bravo festival con una manifestazione di assoluto rispetto, che travalica gli ambiti angusti della gastronomia, per assurgere a significati di politica aggregante tra i popoli di civiltà mediterranea.
A me il cous cous piace, ma ciò che mi entusiasma di più è l'atmosfera da cous cous che accompagna la pietanza. Sì, perché non è come la bistecca che tu tiri dal frigo e, via bistecchiera, butti in tavola nella meccanica noncuranza dell'obbligo nutrizionale. Il cous cous è altra cosa, e ti richiede tutta una fase preparatoria, farcita di desiderio, pazienza e amore per una cultura che ti sta nascosta dentro, e che ti diventa indispensabile tirare fuori.


Ecco, un buon cous cous nasce già in questa fase preparatoria: nella scelta del pesce da zuppa, nella ricerca degli aromi, nella consapevolezza che se lo vuoi per il pranzo, la semola devi lavorarla ('ncucciarla) di buon mattino, quando le tue energie hanno ancora sapore di freschezza, più di quel pesce e di quelle spezie che hai davanti.
Devi accettare e condividere la flemmaticità di un incessante movimento rotatorio delle dita che 'ncoccianu la semola di grano duro con un filino di acqua salata, e che continuano con la cannella in polvere, il pepe nero e il trito di mandorle, aglio, cipolle, prezzemolo e olio d'oliva, come invocazioni musulmane una dopo l'altra sui grani di un rosario.
Opera d'arte nemica della fretta, lo capisci subito. Anche per quell'ora e mezza abbondante, che richiede la cottura a vapore. E poi, il lungo riposo, dopo averlo bagnato con brodo di pesce.


Lento, flemmatico, sedentario e solare, questo è il cous cous, come gli Arabi che ce lo hanno trasmesso, come quella millenaria abitudine all'attesa sedentaria di cui siamo impastati.
Per tutto questo, ho sempre ritenuto che il cous cous non possa essere confinato nella pseudo nobiltà dei piatti da festa. Il cous cous lo puoi fare solo quando ne hai voglia, quando ti senti ispirato.
Così, può succedere che la Pasqua abbia un pasticcio di lasagne qualsiasi, e un insignificante martedì di periferia si goda la calda solarità di un piatto di cous cous.



(da Enzo Battaglia, Mare:storie, cose ed emozioni, Campo Editore, 2002)

 

Ulteriori info su San Vito Lo Capo: www.sanvitoweb.com
Il portale turistico di San Vito Lo Capo